Se un bambino di cinque anni ti chiede: «Chi era questo Falcone, perché parlano tutti di lui oggi?», come fai a raccontargli una storia — la storia e l’esempio di Giovanni Falcone — in modo che gli sia di una qualche “utilità”, in modo che questa domanda che ti ha posto non vada sprecata?
Ecco, per non sprecare la domanda del bimbo, e per tenere vivo in modo pratico e utile, senza ipocrisie, il ricordo di un vero e proprio sacrificio, puoi provare a raccontarla così…
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Tanti anni fa nacquero due bambini. Uno si chiamava Giovanni ed ebbe in regalo un bel paio di baffi sorridenti.
L’altro si chiamava Ciccio Mafioso ed ebbe in dono un ramarro e un mantello nero.
I due bambini abitavano nella grande città del sole a metà.
Giovanni abitava nel quartiere della luce, Ciccio Mafioso nella contrada dell’oscurità.
Quando compirono 10 anni vennero chiamati alla corte del re.
Il re disse loro di scegliere un oggetto nel forziere reale.
Ciccio Mafioso afferrò una grossa spada di bronzo, Giovanni invece prese un libricino.
Gli anni passarono.
Giovanni era diventato un uomo e poté finalmente indossare i suoi baffi sorridenti.
Ma la città del sole a metà non era più quella di un tempo. L’oscurità si era impadronita dei vicoli e delle strade che una volta erano inondate di luce.
Gli abitanti avevano paura. Le donne piangevano e si sussurravano all’uscio dei portoni: «Ciccio mafioso verrà questa notte e se non avremo monete ci porterà via».
Giovanni non tollerava quell’ingiustizia.
Perciò si recò al cospetto del re e gli disse: «Signore, se me lo concederete potrò catturare Ciccio Mafioso prima che faccia notte. E liberare per sempre la città dalle ombre».
Il re gli disse: «Fa’ pure». Ma fece venire un corvo e lo inviò oltre le mura merlate perché avvertisse subito Ciccio Mafioso.
Non appena Ciccio Mafioso seppe che Giovanni lo voleva catturare, infilzò la strada con la sua spada di bronzo e spalancò nella terra un abisso buio e profondo.
Giovanni cavalcava veloce, nel sole accecante del pomeriggio e si accorse troppo tardi dell’orlo di quella voragine.
Ne fu inghiottito e non risalì più.
Da allora gli abitanti della città chiedono al re di uscire dal suo palazzo e di cacciare per sempre Ciccio Mafioso.
Ma le mura del castello sono alte e massicce. E le voci — come la luce — si fermano a metà.
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(Per Francesco, che ha cinque anni e deve ancora cominciare un percorso di vita.
E per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i ragazzi che hanno provato a proteggerli.)
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Se invece ti trovi a chiacchierare in fila alla cassa al supermercato con qualcuno che ti rifila le solite frasi fritte e rifritte (e sono in tanti come lui), qualcuno fra i 40 e i 60 anni che quel 23 maggio 1992 dovrebbe ricordarselo bene — ma non gli è servito a nulla, viste le stronzate che ti sta dicendo —, allora prova a parlarne in quest’altro modo, stordiscilo con un fuoco di fila di battute.
Non capirà che il tuo sarcasmo mira alla sua indolenza ipocrita e alla sua corruzione, paradossalmente sarà lui a prendere te per un cinico: ma non fa niente, è proprio questo l’obiettivo, farlo tacere, fermare con un “calcio nelle gengive dialettico” la stupidità che fluisce insopportabilmente dalla sua bocca.
Parafrasando Dostoevskij, infatti, il sarcasmo è l’ultimo rifugio per le persone con sale in zucca quando l’intimità della loro anima è stata troppo violata.
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Siamo nei primi anni Novanta. In alcune zone del meridione, in particolare in Sicilia, le istituzioni sono assenti e a tutela dei cittadini restano solo pochi coraggiosi: i mafiosi. Si tratta di rivoluzionari fiancheggiati da un esiguo numero di onorevoli poliziotti, perseguitati dallo Stato ma idolatrati dalle popolazioni locali. In questo periodo, grazie ai loro gesti dimostrativi, veniamo a conoscenza della condizione miserevole in cui versa il territorio siciliano: le strade sono così malandate che a Capaci basta un piccola carica di tritolo per farle saltare in aria. Nello stesso periodo, in via d’Amelio a Palermo, i mafiosi fanno esplodere una Fiat 126. Gli italiani apprendono che in Sicilia la situazione è talmente disperata che ancora circolano le 126…
I due giudici con il proprio sacrificio hanno dimostrato agli Italiani come sia possibile sfidare la Mafia. E perdere.
“Le vostre idee cammineranno sulle nostre gambe”. Questo lo striscione che ogni 23 maggio reggono migliaia di giovani siciliani, emigrando.
«Non è affatto invincibile. È un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha avuto un inizio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine». Così Giovanni Falcone, parlando di se stesso.
Pochi ricordano il suo stretto rapporto con Claudio Martelli. Ecco, giusto noi e la Mafia.
Borsellino verrà invece ricordato come magistrato infaticabile, uomo perbene ed eterno secondo.
(La prova? Vai su Google e conta i risultati su “Falcone” e poi quelli su “Borsellino”. Che comunque Google ti fa apparire in 0,18 secondi: questo sì che è sorprendente ma non se ne parla mai.)
A Falcone si dà il merito di aver indagato sulla Mafia attraverso accertamenti patrimoniali e bancari. Infatti, prima di lui le indagini sulla Mafia le facevano svolgere a chi era si era diplomato in Ragioneria al Cepu col 36 politico.
(Tutti sono capaci di combattere la Mafia. Più difficile è combattere la Mafia a Capaci.)
La morte di Falcone prima e di Borsellino poi, scosse la società italiana. Per una trentina di secondi. Poi fu il momento di tornare a occuparsi di calciomercato.
Falcone riuscì a portare a casa le prime vittorie dello stato contro la Mafia, ma fu ugualmente esonerato.
Ricordo la tristezza di quell’estate del 1992. Non ci qualificammo neanche, agli Europei.
Falcone fu insignito della medaglia d’oro al valor civile. Una prestigiosa onorificenza riservata a persone particolarmente morte.
La morte di Falcone lasciò un vuoto enorme. Poi riempito da Borsellino.
«Il vero obiettivo del CSM era eliminare al più presto Giovanni Falcone», dichiarò Paolo Borsellino nel 1992, dimostrando la propria grande umiltà.
Durante un convegno Borsellino disse: «Il vero obiettivo del CSM era eliminare al più presto Giovanni Falcone. Credo abbiano anche un altro magistrato nel mirino, ma non ho capito bene chi».
«Convinciamoci che siamo cadaveri che camminano»: Borsellino fece proprie la parole di un altro martire, Ninni Cassarà. Almeno fino a luglio 1992.
La morte dei due magistrati fece crescere enormemente l’indignazione popolare. E il fatturato dei giornali.
«È meglio bruciare in una fiammata che spegnersi lentamente» (Paolo Borsellino, 19 luglio 1992).
«Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui morì Giovanni Falcone, quel tragico 23 maggio 1992» (Oscar Luigi Scalfaro, 24 maggio 1992).
«Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui morì Giovanni Falcone, quel tragico 23 maggio 1992» (Giulio Andreotti, 22 maggio 1992).
«La Mafia è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi anche una fine» (Bersani, 22 maggio 1992).
«Fortuna che ci è rimasto Borsellino» (Bersani, 18 luglio 1992).
Falcone in vita fu aspramente criticato dai magistrati vicini a PCI prima e PDS poi. Critiche dure, certo, ma niente che non potesse essere spazzato via da una morte violenta.
A proposito dell’attentato all’Addaura, alcuni ritennero che fu lo stesso Falcone a organizzare il tutto per farsi pubblicità. Poi il giudice migliorò decisamente la propria strategia di marketing.
Eppure l’Italia dovrebbe sentirsi orgogliosa di aver dato i natali a due uomini retti e probi, dalla infinita statura morale ed etica, il cui operato ha indubbiamente contribuito ad innalzare il senso civico e di legalità del nostro Paese. Li ricorderemo per sempre, Cochi e Renato.
A Giovanni Falcone sono state dedicate innumerevoli scuole e strade, una piazza nel centro di Palermo e un cratere sulla Luna.
(Io di anni ne avevo 29. Ricordo che a fine luglio mia madre mi disse: «Sono morti Falcone e Borsellino, le uniche due persone oneste di questo mondo», il che mi fece riflettere: se Falcone e Borsellino erano le uniche due persone oneste di questo mondo, allora lei era una bugiarda; e se lei era una bugiarda, allora non era vero che Falcone e Borsellino erano le uniche due persone oneste di questo mondo. Quel che è certo è che da allora io non credetti più a niente di quello che diceva mia madre.)
Comunque la morte di Giovanni Falcone, ricordata ancora a ventun’anni di distanza, permette alla società civile di illudersi che le cose possano cambiare.
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(Per un idiota di cinquant’anni che nella fila al supermercato ti dice: «Ah, Falcone… che senso ha parlarne ancora oggi?, mi sono un po’ stancato di sentire sempre le stesse cose!».
E per Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e i ragazzi che hanno provato a proteggerli.
Ingenuamente. Visto che lo Stato, la Mafia e l’Ignoranza degli Italiani sono una sola cosa.)
È bella, si, è una bella ragazza ma ha la ‘pancia’ allora verrà rifiutata e soffrirà, proprio come me, odio il mio corpo.
Vengono rifiutate anche le magre,non preoccuparti,ne sono la prova vivente…non diciamo cazzate…
Sono tutti diventati gay
(Fonte: nondeviesseremagraperesserebella)
ecco, dicevamo appunto. Da notare che il bodyguard è più elegante del tizio Morelli qualsiasi, cui magari non hanno spiegato, di nuovo, come ci si veste nelle occasioni istituzionali.
Cosa sarebbe successo se a parti invertite l’avesse fatto un Ministro Leghista a un Negro?
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Ma noooo toscano, non lo sai che l’abito fa il monaco? Ma soprattutto, ze lo sa che quando sei in giro per i cortili del Castello Sforzesco è lecito passeggiare un po’ come cacchio ti pare? EH!
P.S. Forse voleva solo regalarle un piccone e lei non ha accettato…chissa!! ;-)
dal gesto della mano, secondo me voleva solo stringerle la mano..poi..
Ricostruirei Troia solo per darti la cittadinanza.
18.5.1939
Ciao Giovà
preparavo diritto civile il giorno che è stato ucciso. le regole per stare in giudizio imparavo. mentre lui moriva processato da ben altri tribunali. quelli che emettono sentenze e, maledetti, le sanno rendere esecutive.
(Fonte: peperoniacena)
Ecco, raga, vendo due biglietti per il concerto dei MUSE a Torino.
Il concerto è venerdì 28 giugno, posti parterre. (che poi potete fare le zozzerie)
Prezzo di partenza 68 euro. (l’uno)
Li rivendo a 50. (l’uno)
Contattatemi se siete interessati. No…







